Strada - Le Olimpiadi d'Italia

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ROMA 1960 > LE GARE > Ciclismo

Fin dalla prima edizione del 1896, ci sono due tipi di competizioni ciclistiche in programma ai Giochi Olimpici: le corse su strada e le gare su pista. A Roma, nelle gare di ciclismo, il battesimo avvenne proprio con una corsa a cronometro su strada di 100 Km., una gara riservata alle nazioni ed alla quale presero parte 32 paesi, ognuno dei quali doveva presentare una squadra composta da 4 corridori. Il circuito predisposto dagli organizzatori aveva la partenza e il traguardo in viale dell'Oceano Pacifico, a ridosso del Velodromo Olimpico dell'EUR.

Alle nove precise del 26 agosto ebbe inizio la gara con la partenza della prima squadra: l'Indonesia. Dopo una quindicina di squadre e dopi i team di Germania e Olanda (due delle favorite della vigilia), fu la volta del quartetto italiano composto da Antonio Bailetti, Livio Trapè, Giacomo Fornoni, Ottavio Cogliati, dopo di loro scattarono i sovietici. Già al primo quarto di gara, gli italiani erano in vantaggio, seguiti da sovietici, francesi, svizzeri e tedeschi. Primato conservato anche a metà gara ma con il recupero dei tedeschi, ora secondi a 7 secondi e dei sovietici, distaccati di 25 secondi. Al terzo giro si ebbe il tracollo dei sovietici e l'abbandono di uno dei ciclisti del quartetto tedesco, gli italiani mantenevano la testa della gara, seguiti ora da olandesi e svedesi.

Al traguardo gli italiani fecero registrare il miglior risultato cronometrico (2 ore, 14'33"53) alla media oraria di Km. 44,589; secondi arrivarono i tre tedeschi, distaccati di un minuto e mezzo e terzi i sovietici ad oltre 4 minuti.

Il quartetto italiano, in tre momenti della corsa.

In 1960 the team road race, a passive event consisting of adding up the times or placements for a nation’s riders in the individual road race, was eliminated in favor of a team time trial. The event was run along the Viale Oceano Pacifico, with 32 teams racing the three laps over a 33.33 km. course from Roma to Ostia and back. This event began the 1960 Olympic cycling program. Although it started at 0900, the day was hot, with temperatures reaching 34° C. (93° F.). Italy dominated the race, winning by over two minutes from Germany, which had all East German riders. Italy was led by the eventual runner-up in the individual road race, (Livio Trapè), while the GDR team was led by [Gustav-Adolf Schur], who had been world amateur road champion in 1958-59. The Soviet Union won the bronze medal, led by (Viktor Kapitonov), who would outsprint Trapè to win the road race gold medal.
Unfortunately, the story of the race was the death of the first Olympian in competition since the 1912 Olympics, when Portugal’s (Francisco Lázaro) died during the marathon. The Danish team was in mid-race when one of the riders, (Knut Enemark Jensen), began to ride erratically. He had difficulty keeping on the wheel of his teammates and finally, after several minutes of this problem, collapsed off his bike. He was taken to hospital and died a few hours later. The official verdict was initially given as a victim of sunstroke (heat stroke), although other reports mention that he had sustained a fractured skull during his fall. But subsequent drug tests found that he had in his system the stimulant Ronicol.

Proprio nel tentativo di strappare il terzo posto ai sovietici, i danesi chiesero troppo alle loro forze e due di loro Knud Jensen e Jorgen Jorgensen, si sentirono male. Addirittura Jensen cadde pesantemente sull'asfalto battendo la testa e, dopo essere stato ricoverato all'ospedale Sant'Eugenio, morì per la febre altra e per un arresto cardiocircolatorio.

Due ciclisti della squadra olimpica danese cercano di sorreggere il compagno Knud Jensen – al centro – che era stato colpito da un colpo di calore durante la cento chilometri.





la caduta di Jensen

David Maraniss nel suo libro "Roma '60 - Le Olimpiadi che cambiarono il mondo", così descrive la prima giornata di gare di ciclismo su strada: "A Roma, quel venerdì mattina il caldo era infernale. Alle nove della mattina, quando i ciclisti della cronometro a squadre cominciavano ad andare a caccia delle prime medaglie di quella Olimpiade, si erano già raggiunti i 33 gradi all'ombra. Le rappresentative nazionali composte da 4 elementi, scattavano dalla postazione fissa di partenza a due minuti di distanza l'una dall'altra, lasciavano via dell'Oceano Pacifico per infilarsi sulla Cristoforo Colombo, che avrebbero percorso, avanti e indietro, tre volte per una distanza totale di 100 chilometri. I padroni di casa erano i favoriti, il che non guastava per la gara inaugurale, seguiti da tedeschi e russi che si stavano facendo avanti abbastanza in fretta nel mondo del ciclismo. ... I danesi avevano una delle squadre migliori, non all'altezza degli italiani ma, insieme a olandesi e svedesi si collocavano immediatammente dietro il gruppo di testa. In quello stesso anno erano arrivati, sui 100 chilometri della cronometro, agli stessi tempi dei tedeschi dell'Est, tanto che Knud Enemark Jensen aveva vinto il titolo nell'individuale su strada dei campionati dei Paesi Nordici. Adesso Jensen era nel quartetto della cronometro a squadre, con Jorgen Jorgensen, Vagn Bangsborg e Niels Baunsof. Partirono nell'afa crescente del mattino, una fotografia che li aveva colti al momento della partenza, mostra che si erano premuniti di proteggere gli occhi con visiere scure, ma avevano lasciati scoperti la nuca e il collo. Tirarono con forza per il primo giro, poi Jorgensen venne preso da un colpo di sole e fu costretto a ritirarsi. Per regolamento, nella 100 chilometri a squadre bastano tre ciclisti per completare la corsa, quindi i suoi compagni continuarono a spingere sui pedali. ... Dopo circa sette chilomtri Jensen gridò "Mi gira la testa!". Continuò a pedalare ma ben presto rallentò, barcollò e fu quasi sul punto di cadere, mentre la sua bicicletta sbandava sulla strada. Baunsof lo afferrò per la maglietta e lo tenne in sella, mentre Bangsborg accorreva a sostenere il compagno sull'altro fianco. ... Nella paura che il caldo facesse un'altra vittima e li mettesse fuori gara, Bangsborg cominciò a spruzzare l'acqua della sua borraccia su Jensen mentre gli pedalava accantò. Ma Jensen non era mai stato a suo agio con il caldo, odiava andare nei paesi del sud, preferiva il clima scandinavo. Quando pareva che Jensen si fosse ripreso, Baunsof, rassicurato, lo lasciò andare ma dopo pochi secondi Jensen crollò di schianto, andando a sbattere la testa con forza sull'asfalto rovente. Si era messo un berrettino leggero, per proteggersi dal sole, non aveva un casco. Adesso era steso a terra, senza conoscenza. ... L'ambulanza portò Jensen in una tenda militare vicino alla linea d'arrivo ma non riprese più conoscenza: alle tre e mezzo del pomeriggio era morto.

La prima disciplina di scena ai Giochi della XVII Olimpiade fu quindi il ciclismo, che riservò ai colori italiani grandi soddisfazioni. La squadra azzurra dominò, infatti, in tutte le gare, su pista e su strada e conquistò ben 5 titoli su 6 a disposizione, registrando una chiara e netta supremazia mondiale.... 5 su 6... l'unico oro non conquistato da un italiano fu quello della gara individuale su strada, andata al capitano sovietico Viktor Kapitonov che allo sprint ha battuto l'italiano Trapè, terzo il belga Van den Berghen.

Kapitonov dopo l'arrivo


Lo sprint finale ed il fotofinish tra Kapitonov e Trapé

 
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