Attrezzi di gara - Le Olimpiadi d'Italia

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Attrezzi di gara

Museo Roma '60 > UNIFORMI e ATTREZZI
Nino Benvenuti

Forse sono gli stessi che si abbatterono con generosa ingenuità su quel giovane spaccone di colore: oppure sono serviti a proteggere un viso di ragazzo dal jab di un pescivendolo triestino.
Eccoli, ora, davanti a me, più flosci ed invecchiati di altri loro uguali, dimenticati da chissà quanto tempo sotto una spessa coltre di polvere: li scopro quasi per caso. Il rigattiere, concreto e disincantato mercante, mi aveva giurato di non aver nulla che potesse interessarmi; ma io insistevo, quasi mosso da una forza misteriosa. C’era qualcuno che chiedeva pressantemente di essere riportato sulla ribalta della cronaca sportiva, e io, obbedendo alle regole del collezionismo, dovevo secondare il suo richiamo.
Sapevo che avrei trovato qualcosa, e sentivo che una memoria troppo affollata e frettolosa li aveva destinati a quel cimitero di polvere e di anni. Ne sono passati tanti: il giovane spaccone di colore è ormai un tremito: una irrigidita e crudele parodia di quella danza spavalda e perfetta che mille volte ha ballato sui rings. Il pescivendolo triestino, invece, allunga mani stanche e pietose verso un mondo disperato.
Andando avanti nella bottega, attraversando lunghi corridoi di cose appartenute e perse: di cose senza altro valore che non fosse storia di uomini. Il rigattiere sembrava dispiaciuto: “torni un’altra volta, se mi capita qualcosa che abbia a che fare con le Olimpiadi gliela metto da parte...”. Ma c’era ancora un corridoio da percorrere e scrutare; e c’erano un paio di guantoni da BOXER da disseppellire e restituire al flash di una macchina fotografica. Come allora, come in quella fiera di illusioni e leggende che chiamano Olimpiade. Li raccolsi, e vidi, sui polsini dei due guantoni, la targhetta in raso bianco su cui campeggia la lupa capitolina e sotto di essa i cerchi olimpici. Non c’era alcun dubbio: si trattava dei guantoni di uno dei pugili che hanno partecipato ai Giochi Olimpici di Roma del 1960.
Chi di quei 100 ragazzi li ha indossati? Quale mascella cercarono in quell’estate di emozioni? Chi è quel ragazzo che li tolse piangendo, di commozione o di rabbia, sotto le luci del ring e dei flash?
Comunque sia andata, chiunque li abbia indossati, quei guantoni raccontano una storia sportiva straordinaria, quella che ha come protagonisti la più intelligente generazione di pugili, quella che vide incoronare campioni olimpici come Cassius Clay e Nino Benvenuti.

Cassius Clay
 
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