Rudolph - Rafer - Le Olimpiadi d'Italia

Vai ai contenuti

Menu principale:

Rudolph - Rafer

Era il momento dei 100 metri femminile ed era di scena Wilma Rudolph, la migliore delle velociste americane. Aveva la pettorina 117 ed era l'unica americana delle sei finaliste. Assieme a lei la sovietica Maria Itkina, l'italiana Giusy Leone, la francese Catherine Capdeville e le due inglesi Dorothy Hyman e Jennifer Smart. "Ai vostri posti", "pronti", poi la pistola. La Rudolph partì lenta ma già a metà percorso si stava distendendo con la sua falcata lunga e la sua velocità esplosiva. Nssuna correva come lei, con la sua testa alta; sciolta, leggera, con un passo bellissimo. Tagliò il filo di lana tre falcate e tre decimi di secondo prima della Hyman, seconda d'un soffio sulla Leone. Il tempo era 11 secondi netti, il più veloce di sempre, che demoliva gli 11"4 della Cuthbert a Melbourne e i suoi 11"3 della semifinale. Sarebbe stato record olimpico e record del mondo, ma c'era troppo tempo per omologarlo.

Ed ecco i 200 metri. Prima della gara il tecnico della Rudolph, Ed Temple, aveva un buon presentimento: "Dopo che aveva vinto i 100, ho sentito che aveva ottime probabilità di vincere i 200, perchè come duecentista era anche più forte" disse ai giornalisti. "Riusciva a correre davvero bene in curva, e poi, quando entrava nel rettilineo, poteva stendere le sue gambe lunghe e la sua falcata fluida e....diventava impressionante." Nella finale le venne assegnata la corsia interna, dove la curva è più stretta. Allo sparo dello starter, fu lenta a staccarsi dai blocchi, ma riemerse all'inizio della curva. Quindi si staccò dal gruppo e accrebbe il suo vantaggio a ogni falcata che la portava in dirittura finale. Il tempo non era niente di speciale, 24 secondi, ma la vittoria era storica.

Oro SUA Wilma Rudolph
Argento GBR D. Himan
Bronzo ITA Giuseppina Leone
Oro USA Wilma Rudolph
Argento GER Jutta Heine
Bronzo GBR Dorothy Hyman

A Roma, la grande sfida per la conquista dell'oro del Decathlon era tra i due migliori atleti del momento: il formosano Yang Chuan-Kwang ed il capitano e portabandiera della squadra statunitense Rafer Johnson, faceva da terzo incomodo il sovietico Kuznetov, gli altri 27 concorrenti avrebbero fatto da contorno a quella sfida. Il Decathlon è una prova di resistenza, ma che inizia con uno sprint. La prima gara infatti, sono i 100 metri piani e subito Yang, conquesta gara, prese il primo vantaggio tagliando il filo di lana in 10"7 e conquistando i suoi primi 1034 punti, 86 in più di Johnson.

autografo di Rafer Johnson

Anche nella prova di salto in lungo, l'atleta di Formosa si piazzò davanti all'americano, saltando 7,46 metri contro i 7,35 del suo amico/rivale e portando il vantaggio a 130 punti. Erano quasi le tre del 5 settembre, quando Rafer Johnson si ripresentò sul campo determinato a recuperare il terreno perduto. Era il momento della gara del getto del peso, una delle sue specialità, ed infatti il suo lancio oltre i 16 metri fu il migliore e grazie a quel lancio si portò al comando con 143 punti di vantaggio su Yang che aveva lanciato a quasi 14 metri. Alle 18.00 i decatleti erano pronti per la quarta prova della giornata: salto in alto. Ma una tempesta si abbattè su Roma, facendo rimandare di oltre un'ora la gara, che alla fine vide Yang saltare il metro e novanta mentre Johnson superava a fatica l'1,85. Ora tra i due il distacco era minimo e bisognava correre i 400 metri, una gara che l'americano non amava e considerava la più dura. A sera ormai inoltrata, su una pista pesante, logori, infreddoliti e sfiniti corsero insieme nella stessa batteria. Johnson partì veloce, Yang lo superò in curva e iniziò a staccarsi, poi Rafer si lanciò in un furioso recupero e nel finale riuscì quasi a riprenderlo. Altri 1005 punti per Yang, ma un buon 950 per Johnson, che conduceva ancora, ma di soli 53 punti.

La mattina del 6 settembre ricominciò con la prova dei 110 ostacoli, dove Yang fu molto più veloce di Johnson tanto da guadagnare punti sufficienti a portarlo al comando della gara con 128 punti di margine. Ma questo vantaggio durò poco, infatti nella settima prova, il lancio del disco, l'americano lanciò l'attrezzo a 47,85 metri mentre Yang non riuscì a superare i 40 metri. Ora era Johnson in vantaggio e di 144 punti e d aveva davanti a sè, dopo la pausa pranzo, le ultime tre prove: Asta, Giavellotto e 1500. Nel pomeriggio, nella gara del salto in alto, prevalse ancora l'atleta dell'isola di Formosa che saltò i 4,30 metri mentre Johnson si era fermato a 4,10, ora il distacco era di soli 24 punti. A causa delle gare che si protraevano oltre i tempi normali, si era fatto quasi buio quando Rafer e C.K. comparvero attorno alla pedana del lancio del giavellotto. Era questa la gara che dava a Johnson il suo margine di sicurezza, dove metteva insieme tanti così punti da prevenire qualsiasi ribaltamento nei 1500 di chiusura, ma dovette fermarsi sotto i settanta metri, quasi due metri meglio di Yanng, ma non abbastanza da rimanere tranquillo. Fu quindi il momento dei 1500; Johnson aveva 67 punti di vantaggio su Yang. Il destino aveva voluto che fossero stati assegnati alla stessa batteria, l'ultima. Yang per conquistare l'oro doveva distaccare Johnson di almeno 10" ma quest'ultimo disputò la sua migliore gara di sempre su questa distanza, riuscendo ad arrivare alle spalle del suo rivale con un distacco di solo 1",2.  Dopo uno scontro spalla a spalla di quattordici ore al giorno, dieci prove, un'umidità sfiancante, i brividi del freddo della sera, i ritardi imposti dalla pioggia, una tensione insopportabile e l'accumulo di 8392 punti (nel conteggio in uso nel 1960), che stabilivano il nuovo record olimpico, Rafer Johnson si aggiudicò la medaglia d'oro, del Decathlon battendo l'atleta della Repubblica di Cina C.K. Yang, suo grande amico e tenace avversario ed il sovietico Kuznetsov.

Oro USA Rafer Johnson
Argento ROC Kwang Yang Chuan
Bronzo U.S.S.R. Vasiliy Kouznecov
 
Copyright 2015. All rights reserved.
Torna ai contenuti | Torna al menu